Diritto all'oblio: quando il passato deve restare nel passato.

09.09.2025

Nell'era digitale, ogni informazione pubblicata online può restare visibile per anni, con conseguenze dirette sulla reputazione, sulla vita privata e persino sulle opportunità lavorative di una persona.
Il diritto all'oblio è lo strumento giuridico che consente, in determinati casi, di ottenere la rimozione o la deindicizzazione di notizie e dati personali obsoleti, non più attuali o non più rilevanti per l'interesse pubblico.

Cos'è il diritto all'oblio

Il diritto all'oblio trova fondamento:

  • nell'art. 17 del Regolamento UE 2016/679 (GDPR), che riconosce il diritto alla cancellazione dei dati personali ("diritto alla cancellazione");

  • nell'art. 2 Cost. (diritti inviolabili della persona) e nell'art. 8 CEDU (diritto al rispetto della vita privata);

  • nella giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (sentenza Google Spain, C-131/12, 13 maggio 2014) e della Corte di Cassazione.

In sintesi, il diritto all'oblio non è un diritto a riscrivere la storia, ma a limitare la diffusione di dati non più attuali, quando l'interesse pubblico alla loro conoscenza è cessato.

Quando si può esercitare

Si può richiedere la rimozione o la deindicizzazione di contenuti online quando:

  • l'informazione è vecchia o non più attuale;

  • il fatto non ha più rilevanza pubblica;

  • la pubblicazione è lesiva della reputazione o della dignità;

  • i dati sono stati diffusi senza consenso o in violazione della normativa privacy.

È importante bilanciare il diritto all'oblio con la libertà di informazione: non sempre la rimozione è automatica, soprattutto se il fatto è recente o ha ancora rilevanza pubblica.

Come far valere il diritto all'oblio

L'iter tipico prevede:

  1. Richiesta al titolare del trattamento (es. il gestore del sito web o il motore di ricerca) con indicazione precisa dei link da rimuovere.

  2. Ricorso al Garante per la Protezione dei Dati Personali, se la richiesta non viene accolta.

  3. Azione giudiziaria per ottenere un ordine di rimozione o deindicizzazione.

Esempi pratici

  • Un articolo di cronaca del 2005 su un procedimento giudiziario da cui si è stati assolti, ancora presente nei risultati di Google.

  • Un vecchio post con dati personali pubblicato senza autorizzazione.

  • Una notizia di lavoro o aziendale ormai superata, ma ancora associata al proprio nome online.

Perché rivolgersi a un avvocato

Ogni caso richiede una valutazione specifica del bilanciamento tra diritto alla privacy e libertà di informazione.
Lo Studio Legale Biello assiste privati, professionisti e aziende in procedure di:

  • richiesta di rimozione contenuti online;

  • ricorsi al Garante Privacy;

  • azioni giudiziarie per tutela della reputazione.

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